Giovedi 5 Aprile ho avuto l’onore di essere uno dei relatori in una serata che parlava di educazione, disciplina e processo di crescita attraverso l’errore. Davanti a quasi quaranta persone la serata, organizzata dalle ragazze di PRATICAMENTE- SERVIZI PER LA FAMIGLIA, ha preso forma interagendo con i genitori presenti per creare un dibattito stimolante e utile.
Per quanto mi riguarda i punti che ho toccato sono i seguenti:
Punto di analisi 1. L’errore come apprendimento
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Il bambino si misura con gli apprendimenti provando, sbagliando e riprovando. Questa caparbia capacità di non lasciarsi abbattere dai fallimenti è propria delle caratteristiche infantili umane. Naturalmente. Un bambino dopo centinaia di cadute, lividi e botte impara a camminare..non si immagina nemmeno lontanamente di desistere. Non si preoccupa delle sue incapacità ma punta dritto al miglioramento. E lo stesso fa per altre attività fino a quando inesorabilmente, a causa di una standardizzazione degli apprendimenti, molto spesso imposta dagli adulti si arrende e smette di misurarsi con le novità. In questo caso l’adulto diventa “maestro di scoraggiamento” demonizzando l’errore e dandogli troppa importanza. E nonostante la natura del bambino sia l’accettazione dell’errore e la reazione immediata alla ricerca di una soluzione, il comportamento invasivo dell’adulto scatenerà un conseguenza disastrosa: il “non sarai mai capace”.
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L’errore non va accentuato ma va visto, capito e spiegato affinchè diventi parte significativa del processo di crescita e miglioramento sportivo ed umano. Per Eschilo, nell’ Agamennone, sbagliare e soffrire era parte inesorabile della crescita e dell’elevazione della propria anima.
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In realtà gli errori non esistono: crescere è un processo di sperimentazione infinita.
Punto di analisi 2. La disciplina come mezzo per l’evoluzione morale
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Attraverso la disciplina per arrivare all’auto disciplina, per rendere autonomi ed abituati a prendersi le proprie responsabilità ed dei risultati che devono sentire loro.
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Instaurare delle regole, uguali per tutti e che devono essere mantenute con autorevolezza e fermezza. Questo non significa essere tiranni e gestire la classe solo con il pugno di ferro, ma far capire che “chi comanda è l’adulto” e che c’è una strada verso una direzione unica e quella direzione la percorre in avanscoperta l’adulto. Quindi, coerenza e uniformità nei comportamenti – Es: se si dice che alla prossima birichinata scatta la punizione così deve essere – e sopratutto dare il buon esempio. I bambini imparano sopratutto per imitazione, condizionamento e prova-errore.
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La chiamo la magia del kimono bianco: tutti uguali con il kimono bianco candido, senza nessuna differenza di ceto sociale o caratteriale. L’unica differenza sta nel colore della cintura che indica il tempo di pratica e le capacità. Una cosa importantissima è che questo sistema insegna il rispetto verso il prossimo, il rispetto di una gerarchia basata sul merito.
Attraverso queste piccole regole il bambino e la bambina completano una maturità interiore che segue pari passo la crescita tecnica, che limano eventuali insicurezze o aiutano a gestire qualche spirito “bullistico”.
Francesco Gardini
Gli articoli che scrivo sono frutto delle mie emozioni e spesso delle letture a cui mi appassiono. Non mancheranno quindi pensieri di scrittori che adoro come Trabucchi, Thoreau, Pasolini, Saramago, Zola, Marco Aurelio.

